giovedì 26 agosto 2010
La Merkel blinda la libertà di stampa
mercoledì 25 agosto 2010
Siamo cittadini o sudditi?
(Studente universitario)
Il principio dello Stato di diritto presuppone che l’agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti.
Dunque, lo Stato, sottopone se stesso al rispetto delle norme di diritto, e questo avviene tramite una Costituzione scritta.
Nella storia, la nascita dello Stato di diritto coincide con la fine dell’assolutismo, e comporta l’affermazione della borghesia tra il XVIII ed il XIX secolo.
Infatti, a livello teorico, la proclamazione dello stato di diritto avviene come esplicita contrapposizione allo Stato assoluto in cui i titolari dei poteri erano “absoluti”, ossia svincolati da qualsivoglia potere ad essi superiore.
Oggi sembra essere tornato l’assolutismo in Italia: la legge non è più uguale per tutti ... il “potere”, in senso lato, è tornato ad essere “absoluto” ... il Parlamento è divenuto uno strumento in mano all’Esecutivo, e le disposizioni normative hanno da tempo perso i caratteri illuministici della brevità e della chiarezza, divenendo negli anni un marasma indecifrabile, quasi degli statuti cinquecenteschi, che fanno la fortuna dei moderni “azzeccagarbugli”.
Il potere giudiziario è in balia delle onde: è rimasto l’ultimo orgoglioso tutore e baluardo della legalità, in un quadro di disgustoso disordine istituzionale, ma è costantemente controllato a vista e vilipeso da un esecutivo che minaccia di operare nei suoi riguardi riforme ai limiti della costituzionalità.
E’ altresì dilaniato da contraddizioni interne, da infiltrazioni nocive eterogenee ad esso, per contrastare le quali, aimè (non me ne vorrà il Capo dello Stato) non gode dei necessari anticorpi.
Questo disordine di equilibri, di ruoli e di fonti ha condotto alla “diseducazione civica” della società italiana; è stata inarrestabile e ci ha reso tutti meno responsabili, attivi e interessati, quindi più facilmente condizionabili, “gestibili”: il cittadino è tornato ad essere suddito.
A questo punto sorge spontaneo citare l’amara ma lucida riflessione di un noto magistrato, Piercamillo Davigo, che fotografa in maniera imbarazzante la realtà italiana: “Questo è un paese infarcito di una infinità di regole la cui violazione è abitualmente tollerata. Un paese serio è un paese dove ci sono poche regole fatte ferreamente rispettare. Questa è la differenza fra il suddito e il cittadino: il suddito è un soggetto cui sono imposti infiniti obblighi e infiniti divieti; normalmente gli si permette di farne strame ma se alza la testa gli si chiede conto e ragione di tutte le violazioni fino a quel momento perpetrate. Il cittadino è un uomo a cui sono imposti pochissimi obblighi, pochissimi divieti per la cui violazione non c’è perdono, non ci sono il condono edilizio, il condono fiscale, l’amnistia, l’indulto: c’è il rigore. Ma, rispettati quegli obblighi, è un uomo libero e più nessuno può infastidirlo”.
Mentre il cittadino è il civis, colui che partecipa della vita pubblica della comunità e come tale è titolare di diritti e soggetto delle decisioni , il suddito è colui che delle decisioni è solo oggetto.
Il cittadino italiano, oggi, è tornato ad essere oggetto delle decisioni, tirato in ballo in continuazione da chi vuole legittimare senza possibilità di replica e critica il suo potere: “gli elettori hanno deciso”, “il popolo italiano ha scelto”, come se la volontà e gli umori del popolo fossero l’unico elemento valido per legittimare la direzione politica di uno Stato, o per rendere qualcuno giuridicamente irresponsabile.
L’articolo 1 della Costituzione stabilisce senz’altro che “la Sovranità appartiene al popolo”, ma aggiunge anche che esso deve esercitarla “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, evidenziando chiaramente i principi ed i limiti propri dello Stato di diritto.
Erano i sovrani assoluti, ed in epoca più recente i dittatori, che legittimavano il loro potere in nome del Popolo: proprio per mezzo di questa “autorizzazione superiore” compivano i peggiori misfatti, calpestavano i diritti di quel popolo demagogicamente esaltato, giustificando il loro agire con un consenso ideale che in realtà era timore, ignoranza, mancanza di freni e di limiti istituzionali che imbrigliassero la loro azione politica, limiti oggi rappresentati proprio dalla carta Costituzionale.
Già, la Costituzione ... quotidianamente offesa e aggirata, minacciata da una sempre più marcata deriva autoritaria.
A questo punto lo so a cosa starete pensando: tutto già letto, tutto già sentito ... infatti, “L’Italia s’è desta”, gli italiani no.
lunedì 23 agosto 2010
Un tizio fonda un partito e dice che è libero e liberale
giovedì 19 agosto 2010
Revocare gli eletti….ecco cosa serve per mandare a casa questa classe dirigente

Si tratta di un Istituto che esiste in molti Paesi ( in USA dal 1903 in Svizzera dal 1846 in Canada dal 1995, in Russia e in Venezuela)
Di cosa si tratta?
Non è altro che la possibilità degli elettori di mandare a casa attraverso un voto chi tradisce le aspettative, viene chiamato recall.
Nel nostro ordinamento l’ostacolo più grande è l’art. 67 della costituzione che stabilisce che i parlamentari esercitano il loro mandato “ sena vincolo di mandato” ovvero possono andare a destra e a sinistra come gli pare senza rendere conto agli elettori per evitare ricatti di ogni genere (cosi è stato pensato dai padri costituenti).
Ma c’è un modo per mantenere inalterate le libertà, il recall è un istituto serio, la procedura di solito prevede che per arrivare al voto di revoca sono necessari almeno il 25% del suffragio delle ultime elezioni.
In più, se il politico supera l’esame del voto ne esce rafforzato, così in realtà il recall esalta la libertà non la limita.
Insomma il metodo è questo, si raccolgono le firme necessarie e si chiede ai cittadini se il candidato di turno può restare al suo osto oppure no ( senza quorum).
Per evitare strumentalizzazioni si può fare in modo che il recall non può essere chiesto prima che sia passato 1/3 della legislatura e che non possa essere chiesto più di due volte nell’arco di un mandato, cosi da lasciare tempo ai politici di attuare le proprie idee e evitare recall multipli e strumentali.
A me sembra un buon compromesso che rimette nelle mani dei cittadini l’amministrazione del Paese
Bibliografia: "La cura"
mercoledì 18 agosto 2010
Quanto dovrà sborsare Paolo Berlusconi questa Volta?
Paolo Berlusconi (fratello di B), è da qualche tempo editore de “IL Giornale”, esattamente da quando il Cavaliere ha dovuto liberarsene a seguito della legge Mammì.
Bene il Povero Paolino ogni volta che Feltri sfodera la vena investigativa, riempiendo le pagine del Giornale di famiglia con una serie infinta di baggianate, ci rimette di tasca sua:
Dipinse Di Pietro un Tangentaro (scusandosene poi), tutto falso, Paolino sborsa 700 milioni.
Non contento ricominciò accusando di nuovi Di Pietro di trafficare con case e finanziamenti pubblici, tutto falso un'altra volta, Paolino sborsa 244.000 euro.
Poi ci sono il caso Boffo e tutte le baggianate dette sul caso Mitrokin, insomma la domanda sorge spontanea, che assegno dovrà adesso staccare Paolino visto che il Caso Fini- Montecarlo perde pezzi tutti giorni?
Vai vai Paolino!!


