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martedì 31 agosto 2010

Panorama censura i commenti




Non scopro solo adesso che in Italia non c’è una vera informazione e nemmeno la possibilità di dialogare con media.
Giornali e TV parlano tranquillamente senza mai dare la parola ai lettori, o meglio, la parola la danno so ai lettori che vogliono loro.
Il 30 agosto mi imbatto nell’editoriale di Mulè (Panorama)  - che può essere letto a questo link - sul Caso Mondatori e decido di commentare l’articolo, che ritengo fazioso (non è un insulto) e non veritiero, in modo che possa essere pubblicato il mio punto di vista.
Questo è il testo del commento postato il 30 agosto alle 16 e 12 min:
“Vede caro direttore innanzitutto c’è da precisare una cosa, l’illegittimità della famiglia Berlusconi di possedere la Mondadori non è presunta ma una sentenza stabilisce che fu sottratta a De Benetti attraverso la corruzione di un giudice (condannati Previti e Acampora prescritto Berlusconi grazie alle attenuanti generiche).
Il contenzioso con il fisco è un altra cosa la presunta frode fiscale sarà frode solo all’ultimo grado di giudizio senza scorciatoie, non vedo perchè Dell’Utri è da considerarsi mafioso solo dopo la cassazione mentre questa situazione la vogliamo chiudere con una mancia prima che sia conclusa.
Se Mondadori non ha nulla da nascondere ha tutto da guadagnarci, in caso contrario a perderci saranno solo i cittadini.
Devo ammettere che la sua dedizione al Capo è totale.”
Come si vede nella foto da allora il mio commento è in attesa di essere approvato.



 
Fanno prima a non permettere i commenti invece di fare finta di aprire il sito ai lettori e poi non pubblicarne le reazioni.
Povera Italia

Caso Mondadori: Carlo Lucarelli risponde



Qualche giorno fa avevo scritto a Carlo Lucarelli a proposito della Mondadori, la casa editrice per cui scrive, chiedendogli se non era il caso, visto l'ultima legge ad aziendam del Governo, di lasciarla.
Lucarelli , che è una persona seria, mi ha risposto.
Non condivido la sua opinione perchè ritengo sia arrivato il momento di fare qualcosa di concreto.

Qui di seguito il testo della e-mail di Lucarelli:

Caro Simone Savergnini

ti ringrazio per avermi scritto, condivido la tua indignazione per l’ennesima legge-porcata contro la quale, come per tutte le altre, non mi risparmierò dall’esprimere il mio dissenso e la mia rabbia, ma non farò quello che mi chiedi, e ti dico perché.

         Non voglio lasciare un patrimonio di cultura, di civiltà e di democrazia come è il catalogo Einaudi e in gran parte anche Mondadori nelle mani di quello che anch’io considero una delle grandi sciagure di questo paese.

Il mio posto dentro quella storia non è suo, e io intendo difenderlo con tutte le mie forze, e finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà e sarò in compagnia di gente che si riconosce in quei valori (autori, editor e lavoratori a vario titolo) io resisterò assieme a loro.

Rispetto tutte le posizioni individuali di chi intenda fare una scelta diversa, ma andarmene, come mi chiedi, per me sarebbe solo una fuga, un gesto facile, buono far bella figura e a farsi pagare meglio da un’altra parte, ma inutile, incoerente e per di più dannoso.

Ti ringrazio ancora per avermi scritto, spero che potrai ricominciare a leggermi quando questa situazione si sarà risolta, magari anche grazie a quei nostri libri, e ti saluto con affetto.